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Le ciambelle che mangiavo da piccola


Mangiavo queste ciambelle quando ero bambina.
Prima di andare in spiaggia, quando ero piccina, era una tappa fissa fermarsi al banchetto davanti al lido.
Ricordo perfettamente il profumo: al mattino presto, l’aria fresca e salmastra si mischiava al dolce sapore di pane e zucchero.
Quel profumo avvolgente era il mio risveglio preferito.
“Buon giorno Signore, potrei avere una ciambella?”
Al di là di quel grazioso banchetto in legno bianco, carico di focacce e ciambelle, con un sorriso mi porgeva quel dolce ricoperto di zucchero, in un pezzo di carta per fritti.
I pochi passi verso l’ombrellone erano così ancora più spensierati, e dopo solo un morso il mio prendisole a quadri rossi e bianchi era già pieno di granelli di zucchero… La bocca, le mani…
Non sempre riuscivo a finirla subito, erano davvero molto grandi per me, e rimaneva così appoggiata sul tavolino dell’ombrellone fino alla merenda. La sabbia ogni tanto la sporcava un po’, ma non importava, anzi, era buffo sentire i granelli duri scricchiolare sotto i denti.
Un anno quando tornai al mare, il banchetto non c’era più, e da allora non riuscii più a trovarle…

Con la mia famiglia, da quando i miei figli erano piccoli, abbiamo la tradizione che ogni tanto quando siamo alla casa al mare, andiamo a prendere i bomboloni in pasticceria, sempre la stessa.
Quest’anno eccole. Dietro a un vetro, colme di zucchero, appoggiate a un pezzo di carta per fritti.
“Buongiorno Signore, potrebbe darmi una ciambella?” 

 Gio